Marocco

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Una giornata a Marrakech

Mi sono trovata fra i vicoli di Marrakech, ultima tappa del nostro viaggio in Marocco, o meglio mi sono volutamente persa dietro ad una serie di pensieri e riflessioni. Contemporaneamente dovevamo seguire la guida Jamal, che con passo lento ma inesorabile andava avanti mentre noi arrancavamo cercando di non perdere nulla dei dettagli e di immortalarne almeno gran parte nelle nostre foto...ma c'era anche la distrazione delle mie ginocchia che ad ogni passo ululavano pretendendo di essere lasciate in pace, colpa dei cento gradini del kasr di ieri; poi la sosta in erboristeria dove un benedetto giovane mi ha fatto un massaggio ristoratore all'olio di argan con arnica che mi ha consentito di continuare a camminare e allora via i pensieri si susseguivano come le merci in vendita nella Medina. Non sono interessata a ciabattine o lumi e nemmeno a tappeti, stoffe o antiquariato e non perché non meritano ma solo perché non saprei proprio dove metterle al mio rientro a casa. I ricordi mipiacciono fotografici e nella testa, i migliori sono le sensazioni, gli odori, i sapori e i colori. Mi piacciono i mercati di generi alimentari e capire nelle case cosa si mangia ogni giorno e che tipo di pane si consuma, le verdure come si cucinano, insomma, come fa la spesa una signora a
Marrakech. Mi piace anche lo street food, capire cosa si preferisce e in che orari. Bancarelle che compaiono e scompaiono, mi danno da pensare che alcune cose siano specifiche per il mattino, mentre altre vadano bene a tutte le ore. Ho messo il naso nelle pentole dei venditori ambulanti e ho trovato couscous dolce, patate e uova, tajine di verdura ma anche pancake fatti in casa e dolcetti di tutti i tipi, qui sembra che chiunque produca qualcosa poi possa portarla al souq e mettersi a vendere i suoi prodotti in un angolino tentando la fortuna. Come la tentano i mendicanti ciechi, le vecchie sole e i colorati venditori di acqua invecchiati nel loro costume antico e variopinto e non sostituiti da giovani che vogliano imparare il loro mestiere...
Non li vedremo più e forse anche gli incantatori di serpenti perché non ci saranno più cobra da cacciare nel deserto o noi animalisti diremo che non è il caso. Perderemo anche i venditori di prodotti africani per la magia nera, quei prodotti che arrivavano dal Ghana da cui arrivavano gli schiavi.
Forse nessuno la pratica più e le botteghe sono solo richiami per turisti ma vedere pelli di coccodrillo o di grossi rettili, pelli di zebra e di altri ben più nobili animali se da una parte non é un nobile spettacolo, dall'altra dà la misura del souq di Marrakech. Così mi sono persa, i rumori sono diminuiti e il luccichio dei vari metalli esposti mi ha trasportato prima nel passato quando al posto dei taxi c'erano i cammelli e i Riad erano case private e nobili e non B&B di charme gestiti da simpatiche francesi, poi in un futuro alla Mad Max dove in un mondo desertificato non resta che entrare nella Medina per trovare oggetti, strumenti e rifornimenti nonché un po' d' acqua. Ed ecco che il chiasso di una sirena non so se della polizia o di un'ambulanza, si è accavallato al richiamo registrato alla preghiera e sono ritornata in piazza, nel presente, dispiaciuta che fosse troppo presto per vedere tutti i banchi dello street food serale e che il dolore alle ginocchia ritornato prepotentemente alla ribalta, non mi consentirà di tornarci più tardi. Un'ultima occhiata ai poveri cobra, un sorriso per i due cavalli attaccati al calesse che avrebbero preferito appartarsi in luogo più consono per i loro amoreggiamenti e si torna al Riad o meglio dovrei dire nel Dar visto che il giardino non c'è. Non resta che scrivere e parlare poi in Italia di un Paese vero, il Marocco e dei suoi abitanti...un Paese che mi è piaciuto tantissimo e per il quale a torto molti hanno pregiudizi. In Marocco, cultura, storia, natura, progresso, civiltà, ordine e relativa pulizia, non fanno altro che esaltare le bellezze da mille e una notte, non a caso salvaguardate dall'Unesco che si trovano ovunque e soprattutto nella parte antica della città; un Paese vicino dove poter senz'altro tornare.

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